My first age-preventing skincare routine – Part 2 🍵 / La mia prima routine anti età – Parte 2 🍵

🇬🇧 Hello everyone! Here’s the second part of my first ever age-preventing skincare routine! If you missed the first part of it, please check it out here 🤭 if you already know what I’m talking about and want to know more, keep reading!

🇮🇹 Ciao a tutti! Eccoci alla seconda parte della mia prima routine anti età in assoluto! Se vi siete persi la prima parte, vi prego di leggerla qui 🤭 se sapete già di cosa parlo e volete saperne di più, continuate a leggere!

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🇬🇧 Step 3 – Moisturizer. As already mentioned in My first age-preventing skincare routine – Part 1 🍵 / La mia prima routine anti età – Parte 1 🍵, the moisturizing effect of The Chok Chok Watery Cream comes from one-year fermented green tea, which works more effectively than fresh green tea and it is used instead of distilled water (click on the link for more information about the benefits of green tea in skincare). Besides that, this cream contains lemon seed oil and rosewood oil, the former being a powerful antibacterial ingredient – great for acne – while the latter is soothing and promotes cell turnover. Talking about the texture of the cream, I appreciate it being halfway between a gel and a thick cream – so like, a thick gel? If that makes sense. I can also feel a thin layer of moisture that makes me caress my own face 👶🏼 and it actually lasts the whole day!

🇮🇹 Step 3 – Crema idratante. Come già detto in My first age-preventing skincare routine – Part 1 🍵 / La mia prima routine anti età – Parte 1 🍵, l’effetto nutriente de The Chok Chok Watery Cream deriva dal tè verde fermentato per un anno, più efficace del tè verde fresco e viene usato al posto dell’acqua distillata (cliccate sul link per maggiori informazioni sui benefici del tè verde nella cura della pelle). Oltre a questo, questa crema contiene olio di seme di limone e di palissandro; il primo è un potente ingrediente antibatterico – fantastico per l’acne – mentre l’ultimo è calmante e promuove la rigenerazione cellulare. Parlando della consistenza della crema, apprezzo il fatto che sia una via di mezzo tra un gel e una crema densa, tipo un gel denso? Se può definirsi così. Riesco a percepire una sottile barriera d’idratazione che mi fa venire voglia di accarezzarmi 👶🏼 e dura davvero tutto il giorno!

🇬🇧 Step 4 – Eye cream. Two essential ingredients in The Chok Chok Watery Eye Cream – besides our beloved fermented green tea – are Adenosine and Niacinamide. The former is a good soothing and skin-restoring agent, bringing proven anti-wrinkle benefits due to its ability to energize skin’s surface so it looks smoother and younger. The latter is very famous for its several benefits too: anti-aging – it stimulates the production of ceramides and fatty acids; antioxidant; balancing – given by the sebum-regulating and anti-inflammatory properties of Vitamin PP (contained in Niacinamide), which makes it one of the most used active ingredients in combating acne. I like this cream because it’s jelly, absorbs quickly and feels refreshing and comfortable the whole day. I squeeze one pearl-size amount per eye bag and pat gently until fully absorbed.

🇮🇹 Step 4 – Crema contorno occhi. Due ingredienti essenziali nella The Chok Chok Watery Eye Cream – oltre al nostro amato tè verde fermentato – sono l’Adenosina e la Niacinamide (o Nicotinamide). La prima è un buon agente calmante e stimolante della riproduzione cellulare, apportando provati benefici anti rughe data la sua capacità di energizzare la superficie della pelle in modo che sembri più liscia e più giovane. Anche la seconda è molto famosa per i suoi diversi benefici: anti-age – stimola la produzione di ceramidi e acidi grassi; antiossidante; riequilibrante data dalle proprietà seboregolatrici ed antinfiammatorie della Vitamina PP (contenuta nella Nicotinamide), che ne fa uno dei principi attivi più usati nel combattere l’acne. Ne prendo la quantità di una perla per occhiaia e la tampono delicatamente finché non si assorbe del tutto.

🇬🇧 That’s all for today! Thank you for you time 💚 / 🇮🇹 È tutto per oggi! Grazie per il vostro tempo 💚

Vica

My first age-preventing skincare routine – Part 1 🍵 / La mia prima routine anti età – Parte 1 🍵

🇬🇧 Hello everyone! Here’s my first post of the month! 🍂 As you can suppose from the title of this post, today’s review is going to deal with my first approach to age prevention – half of it, since there’s going to be a part 2 as well.

One thing I’ve learnt during all these years as a skincare junkie is that age prevention is supposed to start from a very young age – most people would say from age 25. And guess what? I’m turning 25 in two months! I’ve already spotted a few fine lines on my (very dark) circles and a big one on my forehead, so I asked myself: why should I start changing my routine starting from midnight of my birthday when I can use the change of season as an excuse to start sooner? So here I am. However, if there’s one thing Korean skincare taught me, is that it’s not the label that makes a product efficient… it’s the ingredients. Today’s main stars are green tea, propolis and Hippophae Rhamnoides (sea buckthorn) fruit extract.

🇮🇹 Ciao a tutti! Ecco il mio primo post del mese! 🍂 Come potete supporre dal titolo del post, la recensione di oggi avrà come argomento il mio primo approccio alla prevenzione dei segni dell’età – metà di esso, viso che ci sarà anche una seconda parte.

Una cosa che ho imparato in tutti questi anni da appassionata di cura della pelle è che la prevenzione dell’invecchiamento dovrebbe iniziare da giovanissimi – molte persone dicono dai 25 anni. E indovinate un po’? Compierò 25 anni tra due mesi! Ho già notato alcune rughe sulle mie (scurissime) occhiaie e una grande sulla fronte, perciò mi sono chiesta: perché dovrei iniziare una nuova routine a mezzanotte del mio compleanno se posso usare il cambio di stagione come scusa per iniziare prima? Perciò, eccomi qui. Però, se c’è una cosa che la cura della pelle coreana mi ha insegnato, è che non è un’etichetta a prendere un prodotto efficace… sono i suoi ingredienti. I protagonisti di oggi sono il tè verde, la proponi e l’estratto dei frutti dell’olivello spinoso.

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🇬🇧 1st step – Toner. My first new entry in my daily skincare routine is Tony Moly’s The Chok Chok Green Tea Watery Skin toner. “Chok Chok” comes from the Korean verb for “to be moist”, 촉촉하다 [chok-chok-ha-da]. In this case, the moisture the brand claims to deliver through its products comes from one-year fermented green tea, which works more effectively than fresh green tea and it is used instead of distilled water.

Green tea works wonders from many points of view: it is a great antibacterial agent, which can be used to treat skin problems like acne, pimples and clogged pores. The presence of antioxidants such as Polyphenols help in fighting infections as well as in reducing the inflammation and redness of skin. Green tea can also effectively delay the signs of aging with regular use: the presence of Vitamin B2 improves the collagen level which further helps in the elasticity of skin and makes it more youthful as well as supple; the presence of Vitamin E helps keeping the skin hydrated.

This toner has a watery texture and smells of green tea – the scent is strong but not artificial and it’s actually very energizing. I pour it directly on the palms of my hands and pat it on my face. My skin feels amazingly softer afterwards and it is ready to absorb all the other products to come!

🇮🇹 Step 1 – Tonico. La prima nuova aggiunta alla mia skincare mattutina è il tonico The Chok Chok Green Tea Watery Skin di Tony Moly. “Chok Chok” viene dal verbo coreano per “essere umido” (o in questo caso, idratato), 촉촉하다 [chok-chok-ha-da]. In questo caso l’idratazione che il brand dichiara di portare con i propri prodotti deriva dal tè verde fermentato per un anno, più efficace del tè verde fresco e viene usato al posto dell’acqua distillata.

Il tè verde è miracoloso da tanti punti di vista: è un antibatterico, perciò può essere usato per problemi della pelle quali acne, brufoli e pori ostruiti. La presenza di antiossidanti come i Polifenoli aiutano a combattere le infezioni e a ridurre la pelle rossa e infiammata. Usato regolarmente, il tè verde può ritardare la comparsa dei segni dell’età: la presenza della vitamina B2 migliora la produzione di collagene, promuovendo l’elasticità della pelle e rendendola più giovane e rimpolpata; la presenza di vitamina E aiuta a tenere la pelle idratata.

Questo tonico ha una consistenza acquosa e profuma di tè verde. Il profumo è forte ma non è artificiale e anzi, è molto energizzante.  Lo verso direttamente sui palmi delle mani e lo applico sul volto. La mia pelle diventa strepitosamente morbida e pronta ad assorbire tutti i prodotti successivi!

🇬🇧 2nd step – Serum. My second new entry in my daily skincare routine is iUNIK’s Propolis Vitamin Synergy Serum. Propolis Extract and Sea Buckthorn Fruit Extract are respectively the first and the second ingredient listed in the product’s ingredients list – basically, their presence in the composition of the product is very high. Specifically, there’s 70% Propolis and 12% Sea Buckthorn Fruit Extract – what about the remaining 18%? It includes centella, rose, witch hazel, figs, mulberry and ginkgo extracts, used in ancient oriental medicine to protect the skin and reduce skin damage, pigmentation and inflammation.

Just as green tea, propolis has a lot of benefits for everyone: it is antiseptic, anti inflammatory and anti bacterial, which makes it perfect to treat acne; helps softening and nourishing dry and sensitive skin; flavonoids promote a quicker skin cell turnover, which is why propolis is perfect to treat burnings as well as to prevent skin aging. On the other hand, sea buckthorn has a crazy number of magical powers coming with it – mostly amino acids, minerals and vitamin C, E and K, which works to strengthen and increase skin’s resiliency as well as the body’s capillaries that subsequently increases blood circulation.

The serum’s texture is a bit viscous but not as much as one would expect from a propolis serum – doesn’t feel like honey, although it surely smells like it! 🍯 I pump it twice on my cheekbones area and spread evenly on my face.

🇮🇹 Step 2 – Siero. La mia seconda nuova aggiunta nella mia routine mattutina è Propolis Vitamin Synergy Serum di iUNIK. L’estratto di propoli e l’estratto di frutto di olivello spinoso sono rispettivamente la prima e la seconda voce nella lista degli ingredienti del prodotto (in parole povere, c’è una grande presenza di essi nella composizione del prodotto). Nello specifico, c’è il 70% di propoli e il 12% di olivello spinoso. E il restante 18%? È costituito da estratti di centella, rosa, amamelide, fico, gelso e ginkgo, usati nella medicina orientale fin dall’antichità per proteggere la pelle e ridurre fotoinvecchiamento, pigmentazione ed infiammazione.

Proprio come il tè verde, la propoli ha un sacco di benefici per tutti: è antisettico, antinfiammatorio e antibatterico, che lo rende perfetto per il trattamento dell’acne; aiuta ad ammorbidire e nutrire la pelle secca e sensibile; i flavonoidi favoriscono un ricambio più rapido delle cellule della pelle, rendendo la propoli perfetta per trattare le ustioni e per prevenire l’invecchiamento della pelle. D’altra parte, l’olivello spinoso ha un numero pazzesco di poteri magici – per lo più aminoacidi, minerali e vitamine C, E e K, che lavora per rafforzare e aumentare la resistenza della pelle così come dei capillari; di conseguenza, aumenta la circolazione sanguigna.

La consistenza del siero è un po’ viscosa, ma non quanto ci si aspetterebbe da un siero fatto con propoli – non sembra miele, anche se sicuramente ha un odore simile! 🍯 Lo applico direttamente sulla zona degli zigomi e lo spargo su tutto il viso.

🇬🇧 🇮🇹 Do you want to read the rest of it? Check out My first age-preventing skincare routine – Part 2 🍵 / La mia prima routine anti età – Parte 2 🍵! / Volete leggere il resto? Leggete qui My first age-preventing skincare routine – Part 2 🍵 / La mia prima routine anti età – Parte 2 🍵!

Vica

Review – dear, Klairs Midnight Blue Calming Sheet Mask 🌙

🇬🇧 Hello everyone! As August is coming to an end, I’ve decided to dedicate my last review of the month to another sunburn-fighting product. This brand – and this product in particular as well – is very famous among K-beauty lovers, but for some reason I’ve never got the chance to directly purchase from them until a month ago – my first dear, Klairs sheet mask was actually gifted to me by a snail mail pen pal of mine.

🇮🇹 Ciao a tutti! Visto che agosto è ormai giunto al termine, ho deciso di dedicare la mia ultima recensione del mese ad un altro prodotto contro le scottature. Questa marca – e anche questo prodotto in particolare – è molto famosa tra le amanti della cosmesi coreana, ma per qualche motivo non ho mai avuto l’occasione di comprare direttamente da loro fino ad un mese fa – la mia prima maschera in tessuto di dear, Klairs mi è stata regalata da una mia amica di penna.

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🇬🇧 I feel like dear, Klairs has managed to enter the European market easily compared to other Korean brands – even the Italian one, which is very picky! 😂 – because their products are available on many Europe-based websites such as LookFantastic and Zalando. I really appreciate the fact that this brand is cruelty free, which, as far as I’m concerned, is still not too obvious for Korean brands. Moreover, dear, Klairs is also colorant-free, alcohol-free, paraben-free, fragrance-free brand, as stated on their website (in English).

🇮🇹 Credo che dear, Klairs sia riuscito ad entrare nel mercato europeo più velocemente rispetto ad altri brand coreani – persino in quello italiano, che è molto esigente! 😂 – visto che i loro prodotti sono disponibili su molti siti europei come LookFantastic e Zalando. Apprezzo il fatto che il brand non testi sugli animali, il che, da quanto ne so, non è una cosa scontata tra i brand coreani. Inoltre, dear, Klairs è un brand che non usa coloranti, alcool, parabeni e profumi, come precisato sul loro sito (in inglese).

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🇬🇧 The main ingredients of this sheet mask are: White Willow Bark extract (exfoliating), Erythritol (cooling) and Bamboo (hydrating); morever, there’s also a small presence of Tea Tree Leaf oil (antibacterial) and Centella Asiatica extract (anti-inflammatory).

As you can see from the pictures, this charcoal mask is a two-piece (lol), which makes it way easier to make it fit (I’m pretty sure many people do that themselves, since most brands sell one-piece masks, but I’m too lazy for that)! The sheet itself was pretty soft and comfortable (there was enough of it, even for the biggest face!) and stood still for a good 20 minutes. After masking, I squeezed out the serum that was still in the mask and stored in the package for the next day.

I really appreciated the non-stickiness of the serum itself, which many serums have and which usually sticks until cleansing the morning after.

🇮🇹 L’ingredienti principali di questa maschera sono: estratto di corteccia di Salice Bianco (esfoliante),  Eritritolo (rinfrescante) e Bambù (idratante); inoltre, c’è anche una minima presenza di olio di foglia di Malaleuca (antisettico) ed estratto di Centella Asiatica (anti-infiammatorio).

Come potete vedere dalle foto, questa maschera al carbone è una due pezzi (lol), il che la rende più facile da indossare (sono sicura che tante persone lo fanno da sole, visto che la maggior parte dei brand vende maschere a pezzo unico, ma sono troppo pigra per farlo)! Il tessuto era molto morbido e comodo (e ce n’era abbastanza, anche per la faccia più grande!) ed è rimasta al suo posto per 20 minuti. Dopo averla indossata, l’ho strizzata per estrarre il siero in eccesso e conservarlo per il giorno dopo nella confezione.

Ho apprezzato molto che il siero non fosse appiccicoso, cosa che molti sieri hanno e che rimane fino alla detersione della mattina successiva.

🇬🇧 🇮🇹 See you next time! / Alla prossima!

The Korean Beauty Chronicles #5 – Modern Age

🇬🇧 The cosmetic industry faced a turning point on August 15, 1945, celebrated nowadays as Liberation Day. Through the withdrawal of the Japanese, who had almost completely monopolized the production and sale of cosmetics, the cosmetic industry faced a decrease. The production of cosmetics had already shrunk due to the shortage of supplies suffered for a few years before 1945, and at that moment it shrunk even further. After Korea’s liberation from Japan’s colonization, production of raw materials for cosmetics wasn’t being carried out, imports were difficult, showing a temporary regress. The Korean War in 1950 made the cosmetics industry shrink again. On the contrary, the import of products and smuggling of PX products increased (PX, post exchange: a retail store on an army installation that sells goods and services to military personnel and their dependents and to certain authorized civilian personnel). Becauseof all of this, Korea’s cosmetics production wasn’t in full swing until 1960. Changesin make-up methods also appeared, though there were more changes in regard to attire, accessories, hairstyles and so on rather than make-up. This was due to the fact that already from 1920, under Japan’s colonization, Western trends already started spreading through newspapers and magazines as part of Japan’s modernization program.

The biggest change in cosmetics since the Liberation from the colonization was the subdivision of cosmetics uses. Starting from 1960 the demand for liquid foundation increased, while the consumption of varnish-type of creams and powder decreased. In addition, the style of 연지곤지 – Yeonji Gonji (round red cheeks) changed: instead of red make- up on the cheeks, actual red stickers started to be used and they still are to this day.

🇮🇹 L’industria cosmetica ha subito una svolta il 15 agosto 1945, celebrata oggi come giornata della Liberazione. Con il ritiro dei giapponesi, che avevano quasi completamente monopolizzato la produzione e la vendita di cosmetici, l’industria cosmetica ha subito una discesa. La produzione di cosmetici si era già ridotta a causa della carenza di forniture subite per alcuni anni prima del 1945, continuando a ridursi ulteriormente. Dopo la liberazione della Corea dalla colonizzazione del Giappone, la produzione di materie prime per produrre i cosmetici non iniziò subito, rendendo le importazioni difficili. La guerra di Corea nel 1950 svantaggiò nuovamente l’industria cosmetica. Al contrario, l’importazione e il contrabbando di prodotti PX aumentarono (una vendita al dettaglio presso una sede militare di beni e servizi al personale militare e ai loro dipendenti e ad alcuni membri del personale civile autorizzato). A causa di tutto ciò, la produzione di cosmetici coreani non iniziò il pieno svolgimento prima del 1960. Apparvero anche cambiamenti nei metodi di trucco, sebbene vi siano stati più cambiamenti per quanto riguarda abbigliamento, accessori, acconciature e così via. Ciò era dovuto al fatto che già dal 1920, sotto la colonizzazione del Giappone, era iniziata la diffusione attraverso giornali e riviste delle tendenze occidentali, come parte del programma di modernizzazione giapponese.

Il più grande cambiamento nei cosmetici dopo la liberazione dalla colonizzazione è stata la suddivisione degli usi. A partire dal 1960 la domanda per il fondotinta liquido aumentò, mentre il consumo di quello in crema e polvere diminuì. Inoltre, cambiò lo stile delle 연지곤지 – Yeonji Gonji (guance rosse rotonde): invece di trucco rosso sulle guance, cominciarono ad essere utilizzati degli adesivi rossi e lo sono ancora oggi.

 

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🇬🇧 The cosmetics industry has been recognized as a precision chemical and high value- added industry and is supported by state-run companies in France and the United States. As a result, cosmetics from these countries are dominating the world. Furthermore, Korea and Japan are the only two countries in Asia that have their native cosmetic companies.

In 1999, the Cosmetics Act was revised in order to promote the cosmetics industry, while promoting the development of functional cosmetics. However, despite globalization, women in South Korean keep preferring some specific kinds of make- up and aesthetics. The white skin trend is still remaining, so they try not to tan in the summer (the sale of whitening cosmetic products is still high), the three-dimensional makeup (contouring) is mainly popular and used by young women while the mid- to long-age women still prefer to focus on skincare while using a make-up that enhancesone’s natural beauty. Meanwhile, the idea of men getting plastic surgeries has steadily expanded, increasing the consumption of cosmetics, and the consumption of hair and body care cosmetics has also shown remarkable growth.

🇮🇹 L’industria cosmetica è stata riconosciuta come un’industria chimica di precisione e ad alto valore aggiunto ed è sostenuta da aziende statali in Francia e negli Stati Uniti. Di conseguenza, i cosmetici di questi paesi stanno dominando il mondo. Inoltre, la Corea e il Giappone sono gli unici due paesi in Asia ad avere le loro aziende cosmetiche nazionali.

Nel 1999, la legge sui cosmetici è stata rivista al fine di promuovere l’industria cosmetica, promuovendo nel contempo lo sviluppo di cosmetici funzionali. Tuttavia, nonostante la globalizzazione, le donne della Corea del Sud continuano a preferire alcuni tipi specifici di trucco e di stili. La preferenza per pelle bianca è ancora popolare, quindi cercano di non abbronzarsi in estate (la vendita di prodotti cosmetici sbiancanti è ancora alta), il trucco tridimensionale (contouring) è principalmente popolare e utilizzato dalle giovani; al contrario, le donne più mature preferiscono ancora concentrarsi sulla cura della pelle ed utilizzano il make-up per esaltare la propria bellezza naturale. Nel frattempo, sempre più uomini optano per dei trattamenti di chirurgia plastica, aumentando il consumo di cosmetici, e il consumo di prodotti per la cura dei capelli e del corpo ha mostrato anche notevole crescita.

The Korean Beauty Chronicles #3 – Goryeo

🇬🇧 After the unification of the three kingdoms, there came Goryeo (918 – 1392 A.C.), where the culture of makeup reached its peak. A lot of the makeup skills and its products were passed over from Silla and started to develop from it. What is special about Goryeo is that it is the first country in Korean history to have promoted and taught about makeup. It is said that the first king of Goryeo, TaeJo Wang Geon, ordered that Gisaengs (who served the king inside the palace) be taught how to properly wear makeup and the etiquette that followed it.

People have differentiated their makeup looks based on their social status at a particular time. Gisaengs who always have to wear makeup due to their job wore comparatively heavier makeup than the average, called bundae. They applied hair oils to make their hair appear shiny, and white face powder to make their complexion look paler with contrasting vivid red make-up on the lip and cheeks. Eyebrows were thin and drawn in semicircular shape. On the other hand, average women preferred less makeup without the use of color on their cheeks and lips.

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In addition to the social influence that encouraged using makeup, the development of celadon and the mirror also greatly contributed to its popularity. During the nearly five centuries of the Goryeo dynasty (918–1392), celadon constituted the main type of ceramics produced on the Korean peninsula. This exquisite ware typically appears gray-green in hue. The color of Goryeo celadon owes much to the raw materials—specifically, the presence of iron in the clay and of iron oxide, manganese oxide, and quartz particles in the glaze—as well as to the firing conditions inside the kiln. Goryeo celadon ranges from a plain, undecorated type to objects with incised, carved, mold-impressed, or inlaid designs, and to vessels embellished with colorful compounds like iron oxide (black or brown) and copper oxide (red), and also with gold.

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The advent of celadon soon led to production of different commodities used in people’s daily lives. A lot of the makeup containers were made with celadon. Skillful Goryeo people also made themselves a mirror based on the skills learned from China. Soon enough, the technology developed so that mass production was possible. It was soon dispersed to people and allowed the makeup culture in Goryeo to flourishment.

🇮🇹 Dopo l’unificazione dei tre regni, iniziò il regno di Goryeo (918 – 1392 D.C.), dove la cultura del trucco raggiunse il suo apice. Molte delle tecniche di trucco e dei prodotti sono stati ereditati da Silla e hanno iniziato a svilupparsi proprio partendo da esso. Cosa rende speciale Goryeo è che è il primo paese della storia coreana ad aver promosso e insegnato il trucco. Si dice che il primo re di Goryeo, TaeJo Wang Geon, ordinò che venisse insegnato come applicare correttamente il trucco e l’etichetta che ne conseguiva alle gisaeng (servitrici del re all’interno del palazzo).

Le persone applicavano del trucco differente in base al proprio status sociale e all’occasione. Le gisaeng, che dovevano sempre indossare il trucco a causa del loro lavoro, avevano un trucco relativamente più pesante rispetto alla media, chiamato bundae. Applicavano oli per capelli per far apparire i capelli lucidi, e polvere bianca per il viso per rendere la loro carnagione più pallida, in contrasto con il trucco rosso vivo su labbra e guance. Le sopracciglia erano sottili e disegnate a semicerchio. D’altra parte, le donne di ceto medio preferivano un trucco meno evidente, senza l’uso di colore su guance e labbra.

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Oltre all’influenza sociale, anche lo sviluppo del celadon e dello specchio hanno contribuito notevolmente alla popolarità dell’uso del trucco. Durante i quasi cinque secoli del regno, il celadon ha costituito il tipo principale di ceramica prodotta sulla penisola coreana. Questa fine ceramica ha, come da tradizione, una tonalità grigio-verde; Il colore è dovuto molto alle materie prime—in particolare, la presenza di ferro nell’argilla e la presenza di ossido di ferro, ossido di manganese, e particelle di quarzo nello smalto—, nonché le condizioni di cottura all’interno del forno. Il celadon di Goryeo spazia da un tipo semplice e non decorato a oggetti con disegni incisi, scolpiti, stampati o intarsiati e ai vasi abbelliti con composti colorati come ossido di ferro (nero o marrone), ossido di rame (rosso), e anche con l’oro.

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L’avvento del celadon portò presto alla produzione di merci diverse utilizzate nella vita quotidiana delle persone. Molti dei contenitori per il trucco sono stati realizzati con celadon. Sulla base delle tecniche cinesi, le abili persone di Goryeo creavano anche gli specchi, fino ad arrivare alla produzione di massa, che ne permise la diffusione nonché il prosperare delle tecniche di trucco.

The Korean Beauty Chronicles #1 – Goguryeo and Baekje

🇬🇧 In the Korean Peninsula, appearance of makeup started to emerge during the years of the Three Kingdoms (B.C. 37 – A.D. 668): Goguryeo – matching with today’s North Korea, and the Northern and Central regions of South Korea; Baekje – matching with today’s South Korean South-Western region; Silla- geographically matching with today’s South Korean South-Eastern region.

Goguryeo

When the people of Goguryeo gathered during official public ceremonies, they decorated themselves with silk and gold, and in particular, masters and housewives wore headscarves. Also, as the records of the Chinese historical text Hu Han-Seo (also known as the History of the Later Han and by its Chinese name Hou Hanshu) show that both men and women liked to wear clean clothes and enjoyed acting and playing music at night, it is also clear that the Goguryeo people were dressed differently depending on their status and occupation. Thank to this, it was possible to spot the image of a noblewoman of the Susanri murals, believed to be an ancient tomb built between the 5th and 6th centuries, which shows her cheeks and lips decorated with red make-up.

The women in the mural of Ssangyeongchong tomb (on the right) are also wearing red makeup, although the main character of Susanri murals is a lady while the main characters in the mural of Ssangyeongchong seem to be maids.

 

Another detail that can be spotted in these murals in the the pattern of Goguryeo women’s hair: their hair are wrapped from the back to the front, a hairband is wrapped around the center of their bangs.

Baekje

According to Sancai Tuhui, an illustrated encyclopedia compiled by the Chinese Ming Dynasty’s Wang Qi in 1607, the Japanese did not know how to apply makeup or make cosmetics until they learned the manufacturing and makeup techniques of cosmetics from Baekje.
Judging from this, it is assumed that Baekje people’s cosmetics manufacturing skills were very high. However, there is no record of all the types of cosmetics used by the people of Baekje or the details of the cosmetic process, but only a limited number of cosmetics.
The people of Baekje inherited Mahan’s – a confederacy of statelets of which Baekje was a member – tradition of having long and beautiful hair, so that men wore a topknot and women wore a double braid. It is speculated that the people of Baekje wore clothes and makeup and combed their hair depending on their social status. The cosmetic trend of the people of Baekje, which can be found through Chinese literature with the name Shibunmuju, was in contrast with the cosmetic trend of Chinese women. The people of Baekje preferred wearing a light (as in paler) and subtle makeup, which consisted of putting powder on the face without wearing red make-up on the lips or cheeks.

1280px-7th_century_painting_of_koreans7th century Tang dynasty painting of envoys from the Three Kingdoms of Korea: Baekje, Goguryeo, and Silla

Next week we will talk about the Silla Kingdom, of which there’s a lot to be told!

🇮🇹 Le prime testimonianze sull’utilizzo dei cosmetici nella penisola coreana risalgono al periodo dei Tre Regni: Goguryeo – corrispondente all’attuale Corea del Nord e alle regioni settentrionali e centrali della Corea del Sud; Baekje – corrispondente all’attuale regione sud-occidentale della Corea del Sud; Silla – corrispondente all’attuale regione sud-orientale della Corea del Sud. Questi tre regni sono esistiti dal 27 A.C. al 668 D.C.

Goguryeo

Quando gli abitanti di Goguryeo si riunivano per le cerimonie pubbliche ufficiali, si adornavano di seta ed oro, e in particolare, uomini di potere e casalinghe indossavano un velo sul capo.Inoltre, sia gli uomini che le donne amavano indossare vestiti puliti e si dilettavano nella recitazione e nella musica durante le ore notturne, come riportato nel testo storico cinese Hu Han-Seo (noto anche come Libro degli Han Posteriori e con il suo nome cinese Hou Hanshu). È anche chiaro che ogni membro del popolo di Goguryeo fosse vestito in modo diverso a seconda del proprio status sociale e del proprio mestiere. Grazie a queste informazioni, è stato possibile individuare l’immagine di una nobildonna nei murales di Susanri, un’antica tomba costruita tra il V e il VI secolo, che mostra le guance e le labbra del personaggio decorate di rosso.

Anche le donne nel murale della tomba Ssangyeongchong (foto a destra) indossano il trucco rosso, anche se il personaggio principale dei murales di Susanri è una signora mentre i personaggi principali nel murale di Ssangyeongchong sembrano essere delle serve.

 

Un altro dettaglio che può essere notato in questi murales sta nel tipo di acconciatura delle donne di Goguryeo: i loro capelli venivano legati dal retro verso la fronte e una fascia per capelli veniva avvolto intorno al centro della loro frangetta.

Baekje

Secondo il Sancai Tuhui, un’enciclopedia illustrata scritta da Wang Qi (della dinastia cinese Ming) nel 1607, i giapponesi non seppero utilizzare né produrre cosmetici prima di scoprire le tecniche di applicazione e manifattura dei cosmetici di Baekje.
Detto questo, quindi, sembra che le tecniche degli abitanti di Baekje fossero molto avanzate. Purtroppo, non ci sono testimonianze di tutti i tipi di cosmetici utilizzati dal popolo di Baekje e delle loro tecniche di produzione degli stessi, ma solo di un piccolo numero di cosmetici.
Gli abitanti di Baekje ereditarono la tradizione del popolo Mahan – una confederazione di staterelli di cui Baekje faceva parte – di portare i capelli lunghi: gli uomini acconciavano i propri capelli in uno chignon alto e le donne in una doppia treccia. Si dice che gli abitanti di Baekje vestissero, si truccassero e adornassero i propri capelli a seconda del loro status sociale. Le loro usanze in termini di cosmetici, a cui ci si riferisce con il termine Shibunmuju nella letteratura cinese, erano in contrasto con quelle delle donne cinesi: gli abitanti di Baekje preferivano un trucco più chiaro e meno evidente, che consisteva nell’applicare la cipria sul volto senza colorare le labbra e le guance di rosso.

1280px-7th_century_painting_of_koreansDipinto della dinastia Tang (secolo VII) raffigurante tree emissari provenienti dai Tre Regni: Baekje, Goguryeo, Silla

La prossima volta parleremo del regno di Silla!

Sources/Fonti:

  • Jeon, W.K. (1995), ‘Hwajang (Cosmetics)’, Encyclopedia of Korean Culture [Online]. Available at: http://encykorea.aks.ac.kr/Contents/Item/E0064848 (in Korean).
  • Lee Barnes, G. (2001), ‘State Formation in Korea: Historical and Archaeological Perspectives’, Psychology Press, p.29-33.